Le miniere italiane: Presentazione

Mappa del sito Interroga il DataBase

L’articolo 22 della legge 179 del 31 luglio 2002, “Disposizioni in materia ambientale”, affidava al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio la realizzazione del Censimento di tutte le miniere italiane abbandonate.
Il Ministero, a sua volta, incaricava del compito l’APAT, che si era appena costituita per fusione dell’Agenzia Nazionale di Protezione Ambientale (ANPA) con i Servizi Tecnici Nazionali e che qualche anno dopo sarebbe diventata ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). In questo ambito a chi scrive fu affidata la responsabilità tecnica del Gruppo di Lavoro che si formò per realizzare concretamente il Censimento.
Sorvolo sulle difficoltà del compito che capitava proprio nel momento di passaggio delle competenze minerarie dallo Stato alle Regioni, con la chiusura dei Distretti e la perdita non solo delle competenze ma proprio degli spazi fisici dove era stata raccolta la documentazione storica relativa alle concessioni minerarie (Fig.1).
Fortunatamente l’APAT, che aveva assorbito il Servizio Geologico e le sue funzioni, possedeva, immagazzinati ma consultabili, la raccolta della Rivista del Servizio Minerario dal 1877 al 1983 e i Repertori [1] delle miniere italiane del 1921 e del 1927 (Fig. 2).

Registro Iglesias                                 Fig. 1 – Pagina del Registro delle Concessioni del Distretto Minerario di Iglesias

Repertori minerari                                              Fig. 2 – Repertori minerari del 1921 (a sx) e del 1927 (a dx)

A partire da questa documentazione, e altra meglio approfondita in Analisi dei dati, è stato realizzato il censimento che al 2019 è arrivato a registrare 3018 siti minerari, tra abbandonati e ancora vigenti.
Consegnato il DataBase finale al Ministero nel 2006, il nostro compito era formalmente esaurito e forse anche la ragione del censimento stesso, chiuso nei cassetti di qualche ufficio ministeriale.
Per fortuna, a  partire da questi dati e da interessi nel campo museale, in ISPRA qualcuno, in particolare la Dr.ssa Agata Patanè, si è battuto fino a dare  vita alla Rete Nazionale dei Parchi e Musei Minerari Italiani (ReMi).
Per quanto mi riguarda, ho continuato a tenere aggiornato il DataBase fino ad oggi, consultando i BUR e i siti web regionali. E ho raccolto informazioni di varia natura a partire dai siti censiti: geologia e giacimentologia, storia, bonifiche, recuperi museali.
Alla fine ho messo insieme un documento di quasi 2000 pagine (per ora visto che a ogni revisione aumentano), che ho deciso di sintetizzare in questo sito, rimandando al documento scaricabile la versione completa.
Il sito riproduce l’articolazione del documento originario: ogni pagina sintetizza un capitolo, che a sua volta può essere articolato in sezioni (o sotto pagine) che ne rappresentano i paragrafi.

Si parte dai capitoli di carattere generale:

  • Sintesi dei risultati: una breve rassegna dell’articolazione delle miniere italiane per regione e per tipologia di mineralizzazioni, con qualche approfondimento statistico;

  • Legislazione mineraria: a sua volta articolata in evoluzione storica, legislazione vigente nazionale e regionale. In questo capitolo sono descritti i Decreti attuativi e gli statuti dei Parchi minerari nazionali, oltre a informazioni sull’attività di ReMi;

  • Recupero e valorizzazione: in cui sono descritti i procedimenti di messa in sicurezza, bonifica e recupero dei siti minerari abbandonati, oltre all’inquadramento generale della questione relativa al recupero museale e alla conseguente valorizzazione dei siti, in funzione storico-culturale ma anche economico-turistica.

Si procede, quindi,  con i capitoli relativi alle Regioni,  per ognuna delle quali, ad esclusione di Molise, Puglia e Basilicata raggruppate in unico capitolo data l’esiguità dei siti censiti e la contiguità territoriale delle tre regioni, sono previsti:

  • la mappa della diffusione dei siti a livello comunale e le analisi statistiche sulle mineralizzazioni e la loro distribuzione a livello provinciale;

  • l’articolazione dei siti regionali in funzione dei principali gruppi di minerali (metalliferi, zolfo, combustibili fossili, ceramici industriali, salgemma e sali   potassici, barite e fluorite, amianto-talco-grafite, oro) presenti in regione;

  • per ciascun gruppo, oltre alla lista dei siti censiti (presente solo nella versione pdf), sono previsti un breve inquadramento geologico-giacimentologico, cenni storici di carattere generali, la descrizione dell’evoluzione temporale e approfondimenti (giacimentologici e storici) delle miniere principali [2];

  • un riepilogo dell’evoluzione temporale di tutti i siti regionali e una tabella che articola le varie tipologie regionali di mineralizzazione per area, età di formazione e genesi;

  • la descrizione dei siti minerari regionali oggetto di recupero museale, in atto o in progetto.

Carlo Dacquino

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[1] Pubblicazioni a cura del Corpo delle Miniere, come la Rivista, contenenti la lista dei siti minerari attivi alle date di riferimento
[2] A mio giudizio, ma anche in base alle pubblicazioni cartacee e digitali disponibili.